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Come se fossimo anime di petrolio. Non lo stretto dovevano, perlomeno non quello di Hormuz ma quello invisibile dell' anima. È lo stretto necessario per tornare a volte a volare. Riapritelo ai poeti che magari un giorno ci passa pure Dio. L' anima lo so per certo che vola a prescindere, con o senza cherosene; e plana, con o senza panna; lo fa, con o senza tutti quei combustibili e gas maleodoranti, e senza tutti gli altri maledetti gusti deviati e derivati dal progresso. L’ anima resta, ed è energia vitale, pura, fotovoltaica e non si volta dalla volta mai una volta, sta con gli occhi puntati dritti al cielo e guarda celeste alle stelle e al sole -Dio motore- che ne ha il brevetto. Quelle più moderne addirittura inquinano meno di una Panda elettrica. Per far volare un' anima in cielo basta poco, e scusate se è poco Dio; per farla sognare, basta anche meno… basta e avanza, a volte, anche una buona e semplice poesia. Riaprite dunque lo stretto di Hormuz solo alle navi dei poeti. Navigatori e naviganti si riparte, sempre dallo stesso punto sbagliato! Non passa da Hormuz la luce, mica siamo anime di petrolio. Siamo anime di sogni viaggianti che passano dallo stretto del largo Dio.